Oleodotto Druzhba, Orban contro Zelensky: "Non saremo mai una colonia ucraina, uniti contro il ricatto" | Libero Quotidiano.it

Libero QuotidianoRight-wingItalyđź—“ 14 marzo 2026329 paroleit
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Sintesi

Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha dichiarato che l'Ungheria non diventerĂ  una colonia ucraina e ha accusato Kiev di esercitare pressioni politiche su Budapest attraverso il blocco del transito petrolifero dell'oleodotto Druzhba. Ha invitato i cittadini a partecipare alla 'Marcia per la Pace' organizzata in occasione della festa nazionale ungherese e ha riferito che le autoritĂ  ucraine non hanno consentito l'ispezione dell'infrastruttura da parte di un gruppo di esperti ungheresi.

Punti chiave

  • Conflitto energetico tra Ungheria e Ucraina
  • Blocco del transito petrolifero dell'oleodotto Druzhba
  • Marcia per la Pace in Ungheria
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Articolo

Da parte di Viktor Orban altre parole, durissime, contro Volodymyr Zelensky. Il primo ministro ungherese ha dichiarato che l’Ungheria non diventerà una “colonia ucraina” e non cederà alle “minacce e ai ricatti” del presidente ucraino. In un videomessaggio trasmesso dalle emittenti televisive ungheresi, Orban ha invitato i cittadini a partecipare il 15 marzo a Budapest alla “Marcia per la Pace”, organizzata in occasione della festa nazionale che commemora la Rivoluzione del 1848. “Uniamoci contro il ricatto ucraino. L'Ungheria non sarà una colonia ucraina; Zelensky non è al comando qui!”, ha affermato Orban. Il premier ha quindi accusato Kiev di esercitare pressioni politiche su Budapest attraverso il blocco del transito petrolifero, sostenendo che l’Ucraina continua a impedire il funzionamento dell’oleodotto Druzhba, “di vitale importanza per l'Ungheria e la Slovacchia”. Orban ha inoltre riferito che le autorità ucraine non avrebbero consentito a un gruppo di esperti ungheresi, arrivati a Kiev l’11 marzo, di ispezionare l’infrastruttura. “Questa è un'ammissione di colpa”, ha aggiunto. Lo scontro tra Budapest e Kiev si era già aggravato la scorsa settimana proprio sul dossier energetico. Orbán aveva avvisato sui social che intende “rompere con la forza il blocco petrolifero ucraino“ e che non cercherà “nessun accordo, nessun compromesso”, con riferimento alla pipeline Druzhba che collega la Russia all’Ungheria attraverso l’Ucraina. In un altro passaggio aveva scritto: “Vinceremo. Abbiamo strumenti politici e finanziari, e con questi li costringeremo il prima possibile a riaprire l’oleodotto Friendship”. Zelensky aveva replicato affermando che i russi “ci stanno uccidendo, e noi dovremmo dare il petrolio al povero Orbán, perché senza non può vincere le elezioni”. Quindi aveva aggiunto: “Speriamo che una certa persona nell’Ue non continui a bloccare i 90 miliardi (…) e che i soldati ucraini abbiano le armi. Altrimenti, daremo l’indirizzo di questa persona alle nostre forze armate, ai nostri ragazzi. Lasciamo che lo chiamino, che parlino con lui nella loro lingua”. Orbán aveva quindi accusato il leader ucraino di “sta lanciando minacce perché vuole un governo filo-ucraino in Ungheria”.

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