Referendum, Giovanni Bachelet all'evento per il No: «Gratteri finirà per convincere la gente a votare Sì, ho chiesto al segretario dell'Anm di farlo stare zitto»

Corriere.itLiberal-conservativeItaly🗓 14 marzo 2026542 paroleit
Il fronte del No «La riforma Nordio  è tutto fumo per dare una mazzata al Csm» Bachelet: le correnti,  una ricchezza come i partiti
Il fronte del No «La riforma Nordio è tutto fumo per dare una mazzata al Csm» Bachelet: le correnti, una ricchezza come i partiti
Sintesi

Giovanni Bachelet ha partecipato ad un incontro a Trento per raccogliere consensi per il No al referendum costituzionale, descrivendo la riforma della separazione delle carriere come una 'malattia' da combattere con una battaglia culturale

Punti chiave

  • Riforma della separazione delle carriere
  • Malattia da combattere
  • Bachelet critico verso Bartolozzi
Referendum costituzionaleGiovanni BacheletAnm

Articolo

Referendum, Giovanni Bachelet all'evento per il No: «Gratteri finirà per convincere la gente a votare Sì, ho chiesto al segretario dell'Anm di farlo stare zitto» L'ex deputato ha partecipato ad un incontro a Trento. Netto anche il giudizio sul capo di gabinetto Bartolozzi: «Un caso umano» Non è la riforma della separazione delle carriere. È un concetto presente in ogni intervento, una frase ripetuta soprattutto da Giovanni Bachelet, presidente del Comitato nazionale «Società civile per il No nel referendum costituzionale» ed ex deputato del Pd. A nove giorni dal voto è a Trento per provare a raccogliere gli ultimi consensi e per smuovere una situazione che, secondo gli ultimi sondaggi pubblicabili, «era sul 2-2», afferma. Descrive la riforma, e non è la prima volta, con una metafora forte: «È come l’Aids: se la conosci la eviti». Votare No, afferma, è importante per «mantenere l’organo che per più di 70 anni ha tenuto libera e indipendente la magistratura». «Le correnti sono una ricchezza» La riforma Nordio «non ha a che fare con la lunghezza dei processi: è tutto fumo per dare una mazzata al Csm». Fumo, spiega, è il tema della separazione delle carriere. Dopo la riforma Cartabia, il passaggio tra le funzioni di giudice e pubblico ministero è stato fortemente limitato. Ad oggi, argomenta, il passaggio «coinvolge circa lo 0,3-0,4% dei magistrati». E se è obiettivo esplicito dei proponenti combattere il correntismo all’interno della magistratura, Bachelet usa un’altra metafora, un’altra malattia: «Le correnti non sono un cancro, come qualcuno vuol far credere. Su questo andrebbe fatta una battaglia culturale: sono una ricchezza come lo sono i partiti». Quanto all’estrazione a sorte dei componenti del Csm, ricorda: «Nel 1971 Almirante firmò un disegno di legge costituzionale con un articolo unico per sostituire l’elezione con il sorteggio dei togati». Il sorteggio «sarebbe pazzesco, inaccettabile» per Marco Boato, parlamentare in ben sei legislature. Boato affronta anche il tema del metodo usando l’aggettivo «allucinante». Lo è, a suo parere, «essere arrivati a una riforma costituzionale con un testo passato in Camera e Senato senza alcun emendamento accettato». Bartolozzi e Gratteri È d’accordo Bachelet: «È la prima volta nella storia della Repubblica: non c’è neppure una virgola diversa da come la riforma è stata proposta dal Governo». In sala viene chiesto: «Qualcuno vota Sì?» ma nessuno alza la mano. Sono quindi proiettate slide con interventi a favore del Sì, tra cui quello di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia finita nella polemica per aver definito la magistratura «plotoni di esecuzione». Bachelet parla di «caso umano». Poi ironizza su Nicola Gratteri che voterà No, ma che, teme Bachelet, finirà per convincere altri a votare Sì: «Ho telefonato al segretario nazionale dell’Anm e gli ho chiesto: non si riesce a far stare zitto Gratteri fino al voto? Mi ha risposto che è uno dei pochi a non essere iscritto all'Associazione nazionale magistrati». Serio è l’intervento di Michele Nicoletti, ex parlamentare del Partito democratico. Sono proiettate le parole della Dem Pina Picierno che voterà Sì e così Nicoletti fa un appello: «Mi rivolgo ai riformisti e ai garantisti: alcune cose si potranno fare con la legge ordinaria — afferma — ma qui non si vogliono rafforzare le garanzie degli imputati. Qui si vuole indebolire l’indipendenza del giudizio».

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